Inizia alle 5.30 la mia giornata, quella che precede l’evento atteso da tempo, sognato, discusso, pianificato e, infine, realizzato.
È l’alba e gli uccellini fuori dalla finestra iniziano il loro canto, la natura si sveglia con me e non ho bisogno della suoneria perché, nella mia testa, questo evento è stato preparato da tempo. Mi sveglio e mi addormento col sole da mesi, so che il difficile sarà la notte, tra le 2 e le 4.
La gara sta per iniziare e so già che non potrò cedere, non dovrò cedere, non ci sarà modo di cedere. Voglio e devo proteggere tutti quegli amici che riempiranno la pista. Tutti, nessuno escluso.
Io sono quello lì, quello sulla torretta, quello vestito di blu.
Abbiamo preparato questa gara molto tempo fa, mentre la sognavamo, e abbiamo messo cuore e anima per arrivar fin qui. Tutti si sono dati da fare per giungere a questo giorno.
Fa caldo, ma lo sopportiamo stoicamente, come guerrieri in un deserto di asfalto, pronti per una sfida nuova. Una sfida che nessuno di noi conosce nei dettagli ma che vogliamo perché l’abbiamo cercata a lungo.
Ed ora è il momento.
Partono. Sono le 12 in punto, abbiamo spaccato il secondo.
In cabina di commento Andrea e Mattia iniziano la loro endurance al microfono. Ci deliziano con parole esaltate ed esaltanti, ci fanno sentire importanti.
Noi, che veniamo dalla strada, noi che abbiamo le mani sporche di grasso, noi che litighiamo con la nostra compagna per venire a massacrarci di fatica qui. Noi che abbiamo la passione nel cuore e che non vediamo l’ora di ritrovarci a giocare tutti insieme come i bambini in un prato d’estate.
È dura, è dura per tutti. Là davanti i primi due impongono un ritmo elevato, vogliono fiaccare l’avversario, mandare un messaggio di forza e determinazione a chi è dietro.
Rabbit24h 2023 partenza
Rabbit24 2023 manutenzione
Le ore avanzano e le prime noie meccaniche arrivano a infastidire il sogno che stavamo facendo, quello di arrivare in fondo come abbiamo pianificato. “E no, questo non ci voleva, questa dannata zanzara che mi sveglia dal mio bellissimo sogno non ci voleva”, sembrano pensare i malcapitati.
Ma non mollano, 24 ore sono lunghissime. Ci si attacca a tutto pur di arrivare, pur di vincere.
Lo scontro si eleva, si eleva ad un livello che non mi attendevo. Ma non posso cedere, non posso.
È forse questo il lato che ho fatto più fatica a gestire, la competizione assoluta tra amici, quelli che nel paddock si scambiano birre e pezzi di carne alla griglia. Quelli che sono venuti qui per giocare, quelli che stimo e che amo. Sì, li amo per tutte le emozioni che mi portano e per quelle sane lacrime che arrivano ogni volta che, nel piccolo della mia cameretta, ripenso a cosa è stato fatto.
Lentamente arriva la notte, accendiamo i fari e… sorpresa. Il coniglietto che venerdì sera si era fatto vedere in pista, appare fra di noi sulla pit lane. Sembra un sogno, sembra sia venuto a ricordarci il carattere burbero e dolce di Don Coniglio. Ci guarda, si lascia fotografare, e poi sparisce. Ma resta nei nostri cuori, perché Rabbit porta il suo nome e lo consideriamo un segno beneaugurante.
Continuo a vederli sfrecciare, arrivano le 2 di notte e mi sento bene, tutto fila liscio.
Qualche cambio motore, qualche lavoretto ai box, ma è tutto nella norma.
Si avvicinano le 4 e il mio corpo vorrebbe cedere. Dietro, nei pensieri nascosti, sento dire “è notte, si dorme di notte”. Ma io non posso. Resisto, cedo qualche minuto, vedo ma il cervello non registra. È il momento più difficile ma riesco a passarlo.
Vedo l’alba arrivare, dietro alla torre di cronometraggio piano piano il sole manda i primi timidi raggi. Sono le 5 ed è chiaro che di lì a poco ci sarà il giorno.
Arrivano i segnali di cedimento, quello psicologico, quello che tutti hanno sottovalutato e che avevo previsto. Finita la notte arriva il primo rilassamento, quello del “ce l’abbiamo fatta, col sole andrà meglio”. È naturale, è fisiologico. Cerco di avvisare tutti che questo è il momento peggiore, che bisogna mantenere alta la concentrazione, che bisogna restare attenti.
Infliggo a malincuore le prime penalità, sperando che siano di monito per tutti. E sembra funzionare, si torna al livello del giorno prima, ci si concentra per l’obiettivo finale, quello di giungere al traguardo.
Le energie ci sono tutte, ne ho ancora e potrei avanzare fino a pomeriggio inoltrato. Ho lavorato bene nei mesi scorsi, nonostante la riabilitazione al ginocchio abbia preso parte della mia attenzione.
Avanzano con determinazione e tanta speranza. La speranza di tagliare il traguardo di questa prima 24 ore.
Faccio la spola tra la cabina di commento e la torretta. Mi concedo di assentarmi per raggiungere il bagno, per la prima volta dato che durante la notte ho dovuto ricorre a delle alternative.
E finisce.
Sono arrivati.
Ce l’abbiamo fatta.
La prima 24 ore italiana per Vespa e Lambretta.
Siamo noi.
Abbiamo dimostrato che tutti insieme siamo una forza.
Abbiamo fatto vedere che lo sport ha una faccia diversa, quella dell’Italian Scooter Challenge.
Ci rivedremo alla prossima visita del coniglio.
Stefano B
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